Wednesday, October 26, 2005

Il nostro inviato nella nuova protesta


Il nostro inviato nella nuova protesta
E io ti sgonfio
Parigi, vanno in giro di notte e restituiscono allÕambiente lÕaria contenuta nei pneumatici dei Suv (senza bucarli) lasciando una lettera di spiegazioni sul parabrezza. Sono i commando dei ÇdŽgonflŽsÈ

ÇMadame, Monsieur,
la Sua Òmacchina da guerraÓ inquina in media due volte pi di un veicolo leggero classico, aumentando le emissioni di CO2 (242 g di CO2 per chilometro in media per un 4x4 nuovo contro 146 g per una grossa berlina) e di conseguenza il numero di malattie respiratorie nei soggetti pi deboli (persone anziane e bambini). Questo fuoristada, concepito per la guerra,  stato sfortunatamente adattato alle nostre cittˆ. NellÕultimo semestre del 2004, le vendite di questo tipo di congegno sono aumentate del 20 per cento. In un incidente che coivolge un 4x4, i pedoni e i ciclisti vedono le loro possibilitˆ di sopravvivenza divise per tre. Di conseguenza, noi procediamo alla copertura parziale del Suo debito di ossigeno liberando quello che si trova nei Suoi pneumaticiÈ. Firmato: ÇPi o meno chiunque disponga di un apparato respiratorioÈ.
Siamo nel cuore di Parigi, una strada appartata dellÕelegante quartiere di Saint-Germain. Mattina presto, ma ancora dÕestate; gioved“ primo settembre. Beno”t, cravatta annodata e abito chiaro,  fermo sul ciglio del marciapiede. Con la mano sinistra regge la cartella in cuoio; nella destra, tiene quel volantino strano, che ha appena sfilato dal tergicristallo della sua macchina: una Volkswagen Tuareg, argento metallizzato, interni in pelle (antracite). Una trovato pubblicitaria? Uno scherzo dallÕoscuro significato? Il mistero  presto svelato. Alza gli occhi dal foglio, cՏ qualcosa di insolito nellÕassetto dellÕauto, sembra inclinarsi sul fianco destro. Beno”t si piega, guarda meglio. Vede i due pneumatici completamente a terra.
Come Beno”t, altri cinque proprietari di 4x4 (nome tecnico ÇSuvÈ, Sport utility vehicles, detti anche ÇgipponiÈ) hanno dovuto accontentarsi quella mattina di bus o metr˜ per andare al lavoro o sbrigare le commissioni quotidiane. Tutti vittime dellÕultimo nato nella galassia contestatoria transalpina: i ÇDŽgonflŽsÈ, letteralmente gli ÇSgonfiatiÈ.
Hanno scelto di chiamarsi cos“ alcuni giovani parigini, tutti fra i venti e i trentacinque anni, in maggioranza ragazzi, pochissime le ragazze; colpiscono di notte, in piccoli commando, prediligendo le vie tranquille dei quartieri del centro e dellÕovest, dove le loro prede sono pi facili da snidare. A quella prima azione del 31 agosto ne sono seguite altre: 6 settembre, 13, 21, 26, 3 e 9 ottobre e via via, almeno una volta alla settimana, i raid di questi ÇŽcolo-warriorsÈ hanno raccolto seguito crescente, grazie al tamtam della rete. Una volta compiuto il colpo, infatti, resoconti e immagini sono pubblicati su un sito (www.anti4x4.net) e le discussioni su un blog (degonfle.blogg.org/). Dove si possono reperire anche consigli pratici per lÕaspirante dŽgonflŽ.
Il protocollo di azione  descritto nei dettagli. Dopo aver individuato un 4x4 parcheggiato in posizione discreta, uno o pi elementi del commando si avvicinano al mezzo, mentre qualcuno rimane di sentinella. LÕarma utilizzata  un adattatore per pompe di bicicletta: si svita il tappo della valvola del pneumatico, e al suo posto si inserisce lÕadattatore, che provoca una sgonfiatura lenta (un quarto dÕora allÕincirca) e non brusca, riducendo cos“ il rischio che scatti lÕallarme. Sgonfiare e non bucare: cos“, il proprietario dellÕauto ha scarse speranze di ottenere condanne o rimborsi (non sussistendo formalmente il reato di danneggiamento di proprietˆ privata). Molto importante, ricordano le istruzioni, lasciare sul parabrezza il volantino di rivendicazione. PerchŽ le imprese dei dŽgonflŽs non devono confondersi con banali atti di vandalismo.
Snello, bruno, sempre elegante: in giacca scura e scarpe lucide anche quando di notte, berretto calato e mascherina sul volto, si china sotto i parafanghi dei 4x4. Questo ventottenne parigino, che vanta un passato di militanza impressionante per impegno e varietˆ,  la guida spirituale incontrastata dei dŽgonflŽs. Conserva lÕanonimato dietro il grado di Çsous-adjudant MarrantÈ, e cio qualcosa come Çsub-maresciallo BuffoÈ, o divertente, faceto. LÕassonanza con lo zapatismo e il sub-comandante Marcos non  ovviamente casuale. ÇLÕimmaginario della lotta zapatistaÈ, ci spiega, Çruota attorno allÕidea che  necessario rinunciare al proprio volto, alla propria identitˆ per lasciare spazio alla battaglia dei popoli indios, che sovrasta tutto, comanda tuttiÈ. E continua: ÇAnche noi, facendo le debite proporzioni, dobbiamo abbandonare i personalismi, per concentrare lÕattenzione sulla battaglia culturale contro la tirannia dellÕapparenza e dello spreco, una battaglia che  di tuttiÈ. ÇQuesto ci permetteÈ, precisa, Çdi moltiplicare i metodi della lotta: oggi attacchiamo i 4x4, domani toccherˆ ad un altro simbolo del consumismo scriteriatoÈ.
PerchŽ da qui nasce lÕoffensiva conto i fuoristrada. ÇIl Suv  un veicolo di campagna, non serve a nulla in cittˆ: troppo grande,  pericoloso e inquinante. Chi lo acquista cerca uno status symbol, che esprima originalitˆ e senso dellÕavventura, lusso e potenza. Sa bene di inquinare di pi, ma se ne fregaÈ. In piena crisi petrolifera, mentre ovunque si discute di risparmio energetico e biocarburanti, la crescita costante dei 4x4 nelle cittˆ (pi dellÕ8 per cento del parco automobilistico francese nel primo semestre del 2004) sembra un controsenso. Il consumo urbano delle auto pi vendute in Europa  in media di 17 chilometri con un litro per i diesel e 12,5 per le auto a benzina. Per i dieci Suv pi venduti, i consumi sÕimpennano a 9,9 chilometri con un litro per i diesel e 7,7 per la benzina (60/70 per cento in pi). Il Ministero dellÕambiente francese aveva annunciato di voler introdurre unÕimposta fissa di 3500 euro sullÕacquisto dei Suv, e un bonus sino a 800 euro per chi preferisse unÕauto a basse emissioni. Denis Baupin, assessore verde ai trasporti del Comune di Parigi, ha fatto approvare nel giugno 2004 una delibera che intendeva disincentivare lÕuso dei Suv in cittˆ, limitando fra lÕaltro per i proprietari di fuoristrada i permessi di circolazione riservati ai residenti.
Ma ad oggi, sia della tassa governativa, sia della regolamentazione tentata nella capitale, si sono perse le tracce. I colpevoli? Il sub-maresciallo non ha dubbi: ÇIl mercato dellÕautomobile ha alle spalle lobby troppo potenti. Politicamente, non cՏ nulla da fareÈ. Si deve passare allÕazione. Diretta: ÇLÕattivista  di solito un debole che attacca un potente. In questo caso, noi colpiamo direttamente il consumatore. é il cittadino che affronta un altro cittadinoÈ. ÇLa nostra  una scelta provocatoria, ne siamo coscienti e ce ne assumiamo le conseguenzeÈ, continua. ÇAbbiamo scatenato e scateneremo reazioni violente: ci chiamano terroristi, riceviamo centinaia di mail di minaccia, e i proprietari dei Suv hanno cercato persino di organizzare ronde notturne per stanarci!È. Ma anche questo fa parte della strategia dei dŽgonflŽs:  anzi lo scopo stesso delle loro azioni. ÇVogliamo suscitare il dibattito, far riflettere sullÕassurditˆ di avere un 4x4 in cittˆ. é solo una moda, lÕultimo accessorio dello snobismo. Allora basta cambiare la moda, farlo diventare di cattivo gusto. E la gente comprerˆ unÕaltra autoÈ.
Dei desideri del novello Marcos, almeno il primo si  avverato: la stampa francese ha coperto generosamente i raid notturni, con articoli (compreso un intero dossier di Le Monde), trasmissioni radiofoniche e televisive, servizi fotografici. Anche allÕestero lÕattenzione sale: dopo un articolo del Times, apparso marted“ della scorsa settimana, il blog dei dŽgonflŽs ha registrato 38mila connessioni in una sola giornata.
Lo stato maggiore del sub-maresciallo sono allÕorigine cinque o sei amici, legati da una storia di militanza che dura ormai da alcuni anni. Da quando, liceali o matricole, battono il pavŽ dei boulevards per protestare contro Jean-Marie Le Pen (leader del Front National, il partito della destra xenofoba) al secondo turno delle elezioni presidenziali del 2002; poi ci saranno i Forum sociali, i campeggi No Border, la mobilitazione pacifista durante la crisi irachena. NellÕinverno del 2003, scendono nei corridoi della metropolitana per denunciare ÇlÕaggressione pubblicitariaÈ, disegnano grandi croci nere sui cartelloni, camuffano le immagini sessiste, inventano divertenti alternative agli slogan. é il movimento Çanti-pubÈ, che attraversa il Paese per molti mesi, e contribuisce alla trasformazione radicale delle espressioni dellÕengagement.
Che non  pi (o, almeno, non solo) iniziativa collettiva, organizzata e diretta dallÕalto, dai partiti, dalle associazioni, dai movimenti. Ma che si ridisegna come un mosaico di tendenze, dove attivisti provenienti da diversi percorsi si incontrano per una battaglia comune, poi passano ad unÕaltra, e ad unÕaltra ancora. Questo ÇzappingÈ dellÕimpegno politico  possibile attraverso le possibilitˆ offerte dalla sviluppo della rete: spesso senza conoscersi, i militanti scambiano informazioni sui siti o sui blog, concertano rapidamente strategie e azioni. Cos“, le prime incursioni dei dŽgonflŽs sono lanciate dalla tribuna delle ÇBrigades anti-pubÈ (http://bap.propagande.org/). E sempre grazie a internet, i metodi dei dŽgonflŽs hanno giˆ trovato adepti: in Francia, si registrano azioni di sgonfiatori a Lione, Bordeaux, Rennes, Rouen; ma entusiasti seguaci giˆ raccontano le loro imprese da Spagna, Belgio e Regno Unito.
Uno stile di partecipazione che alcuni definiscono effimera, ma che  soprattutto flessibile. La polemica contro i 4x4, ad esempio, fornisce un terreno comune alla militanza tradizionale di associazioni ecologiste come ÇAgir pour lÕenvironnementÈ o il ÇRŽseau action climatÈ, e alle esigenze di gruppi pi radicali, provenienti dalla galassia altermondialista. Se lÕobiettivo  condiviso da tutti, sono in molti a storcere il naso per i metodi- diciamo- ai limiti della legalitˆ dei dŽgonflŽs. Insieme, ecologisti e sgonfiatori, organizzano manifestazioni di protesta di fronte alle vetrine dei concessionari che espongono i lucidi fuoristrada: la prima, il 10 settembre, ha raccolto un centinaio di persone. Sabato scorso, il 15 ottobre, i partecipanti erano forse un poÕ meno numerosi; ma certamente pi consapevoli e agguerriti. Hanno presidiato per un paio dÕore lÕingresso del punto vendita parigino della ÒJeepÓ, costretto a chiudere, venditori e clienti sempre pi nervosi bloccati allÕinterno e guardati a vista dai passanti incuriositi. Hanno indossato maschere di animali per bloccare sul trafficato viale i Suv di passaggio, urlare e scrivere slogan sullÕasfalto. Si sono salutati, scambiati i numeri di telefono e gli indirizzi mail, dandosi appuntamento a fra un paio di settimane.
Ma pi tardi, al calare della notte, il sous-adjudant Marrant radunava le sue truppe.
Clelia Cirvilleri

Thursday, October 20, 2005

In France, Push Comes to SUV





SUV Drivers in Paris Get Wind Knocked Out of Them
By Sebastian Rotella Times Staff Writer Mon Oct 10, 7:55 AM ET
PARIS — If the French marauders known as The Deflated waged their brand of urban subversion in Southern California, the mecca of the sport utility vehicle, by now they would probably have been jailed, beaten, shot or at least sued.

But five weeks after the clandestine crew of environmentalists launched a low-intensity war on SUVs in Paris, there are no casualties to report. Except, of course, for dozens of deflated gas-guzzling vehicles, said Sous-Adjudant Marrant (Sub-Warrant Officer Joker), the mysterious, masked leader of Les Dégonflés.
Under cover of night, Marrant's troops target Jeep Cherokees, Porsche Cayennes and other four-wheel-drive vehicles parked on the tree-lined avenues and cobblestoned lanes of wealthy neighborhoods. The eco-guerrillas deflate tires without damaging them, smear doors with mud and paste handbills on windshields proclaiming that the vehicles are dangerous, polluting behemoths that do not belong in the city.
"We use the mud to say that if the owners will not take the four-wheel-drives to the countryside, we will bring the countryside to the four-wheel-drives," said Marrant, 28, who uses an alias because angry drivers deluge his website, http://us.rd.yahoo.com/dailynews/latimests/ts_latimes/storytext/suvdriversinparisgetwindknockedoutofthem/16691326/SIG=10rk7bon7/*http://degonfle.blogg.org with e-mails threatening mayhem and questioning his manhood.
Although his nom de guerre was inspired by Subcommander Marcos, the masked Mexican guerrilla revered by leftists, Marrant insists he is not violent or even particularly serious. "Deflated" is a self-deprecating name that also means "coward" in French. The group wants to send a mischievous message while avoiding damage to the vehicles, injury and prosecution, the thin, mop-haired activist said during an interview in a corner cafe on the Seine's left bank, longtime turf of radicals and revolutionaries.
"We emphasize the comic, the burlesque side," Marrant said with the earnest, wide-eyed look of a prankster trying to keep a straight face. "It would be hard to take us to court. We don't slash tires, we deflate them. Air doesn't cost anything. As for getting cars dirty, that's nothing. I would plead guilty to that. Our rules are to never run from the police. And always run from the owners."
The rise of anti-SUV activism in France shows that one man's vandal can be another man's avenger. The deflators are on the fringe of a movement that has considerable support at City Hall, which is governed by an alliance of the Socialist and Green parties.
Christophe Delabre, the president of a French association of SUV owners, has appeared in a television debate with Marrant, who wore sunglasses, a baseball cap and a bandanna to conceal his identity. Delabre does not find his adversary amusing.
"It's comparable to extremism, to discrimination, to inciting hate," Delabre said. "You can't stigmatize a category of the population with impunity under the pretext that they drive a kind of vehicle…. [The Deflated] put others' lives in danger, and that's unacceptable. It's out of the question that this kind of action is tolerated in France. I don't understand how the police can arrest deflators and let them go a few hours later."

Although city leaders don't condone vandalism, officials have gone as far as proposing that Paris ban sport utility vehicles. Deputy Mayor Denis Baupin, who oversees transportation programs, has called the SUV "a caricature of a car."
Baupin spoke during a recent rally of about 200 activists at a Jeep dealership where the manager had agreed to shut down early for the day. The decision drew cheers from children wearing cow and buffalo masks, cyclists hoisting bikes triumphantly aloft.
"An SUV is totally useless for Paris," Baupin said in his speech, blaming the recent devastating hurricanes in the U.S. on climate change caused by pollution. "The situation is striking: The country that refused to sign the Kyoto Protocol suffered from a climatic catastrophe…. We all feel sorry for the dead in New Orleans. But now maybe the United States should start considering that their development pattern is not to be repeated worldwide and that it causes environmental problems."
In the United States, sport utility vehicles account for one of every four automobiles sold, but in France, SUVs represent only about 5% of the market. The prices are high for middle-class families, but sales jumped about 20% last year.
Overt official hostility has encouraged antisocial attacks masquerading as activism, Delabre charged.
"This reflects the impact of the statements made during the last two years by Mr. Baupin," he said. "He has told anyone listening, and the media helped him a lot, that four-wheel-drives should be banned. I criticized him because that kind of talk surprised me coming from an elected representative."
Like other historic European capitals, Paris struggles with overwhelming traffic that challenges even the smallest cars and steeliest drivers. Double-parked delivery trucks block narrow streets. Swarms of motorcyclists zoom the wrong way on congested boulevards. Parking garages, impossibly small, seem designed by sadists.
Spurred by the take-back-the-streets attitude of the Greens, City Hall is trying to discourage cars in favor of mass transit, biking and walking. In addition, the national government has imposed a new tax on high-polluting vehicles that works out to about $300 per owner, but varies depending on emission levels.
And the Deflated are stepping up their stealthy fight. Marrant is writing a children's song as an anthem for the cause. He also hopes to record a dance-mix version before Saturday, when activists plan an international wave of anti-SUV operations — by daylight, this time — in France, Britain, Canada and Australia.
"The point is to focus on consumers," he said, spewing smoke from a Gaulois cigarette into the haze shrouding the crowded cafe. "We have to get past the idea that there's always a single, identifiable villain: the president, the corporation, the chief executive. Our campaign has to be very marketing, shocking, provocative. I want to make it fashionable to be anti-4X4."
Marrant is unemployed, though he has dabbled in journalism. His brother works for a major European corporation. His group numbers about 20, he said. They come from a mix of middle- and working-class backgrounds and anti-globalization and environmental groups.
The Deflated have made contact with like-minded activists in the United States. Marrant is familiar with the U.S. television advertising campaign that equated buying an SUV with financing Islamic terrorism. But he finds it too gloomy.
He says the French public supports his group's approach. People send e-mails asking to participate or suggesting tactics, such as a special tool the activists now use for lightning-fast deflations.
"It's a kind of key that deflates a tire very fast and completely, in two seconds," he said. "A mechanic sent an e-mail telling us about it. He said, 'You can do better than you have been doing.' "
Delabre, meanwhile, fears an eventual confrontation.
"I put myself in the place of an owner of a four-wheel-drive who sees people messing up his vehicle," he said. "I worry that things will get out of control. We can't accept that in our fine democracy. People have died for the freedom we have today."
*
Claire Rocher and Achrene Sicakyuz in The Times' Paris Bureau contributed to this report.

Wednesday, October 19, 2005

Le 4x4 dérègle le climat !


Le 4x4 dérègle le climat !
L’importation de la mode américaine des véhicules à quatre roues motrices en milieu urbain est une aberration de plus de notre société de surconsommation.L’augmentation des ventes de 4 x 4 et autres pick-up est un effet de plus du mimétisme publicitaire. Cela repose non sur un besoin objectif, mais sur la volonté de paraître, mélangeant allègrementl’objet acquis et le statut social du possédant.Selon l’Ademe, un véhicule 4 x 4 consomme 40 % de plus en ville qu’une automobile classique… et 100 % de plus que la marche à pied ou le vélo ! Cette gabegie énergétique n’est bien entendujamais mise en avant sur les supports publicitaires, car cela pourrait nuire à la bonne conscience de l’Homoautomobilis !Selon le Conseil d’Analyse Économique, “sur 100 grammes de CO2 émis aujourd’hui, 13 grammes seraient toujours dans l’atmosphère dans 1000 ans” !!! Les dix 4 x 4 les plus vendus en France émettent en moyenne 350 g de CO2 par kilomètre. En fin de vie, les 75.000 véhicules à quatre roues motrices vendus en 2003 auront rejeté plus de 5 millions de tonnes de CO2 dans notre atmosphère !!!Parce qu’un achat compulsif ne visant qu’à assouvir une pulsion irrationnelle ne peut être qu’un luxe, la vente des 4 x 4 et autres véhicules surpuissants doit être frappée d’une taxe à l’achat proportionnelle à leur consommation. Ceux-ci doivent par ailleurs être rapidement interdits en centre-ville, lieu réservé aux modes de circulation doux, non polluants, silencieux et adaptés à la densité urbaine.